Linea Teorica

LINEA TEORICA

Distanti nel tempo e nello spazio Alfred Adler e Milton Erickson hanno dato origine a psicoterapie di “ terza forza “ ( MASLOW ) caratterizzate dall’essere sistemi aperti con alto grado di sinergia con altre linee teoriche.

Utilizzano infatti in modo marcato il SAPERE RELAZIONALE IMPLICITO.

Tra esse è quindi agevole trovare parallelismi teorici e tecnici che hanno mosso i Fondatori della SEPIC alla ricerca di modalità di intervento sia terapeutiche che preventive applicabili ad ampio raggio nel sociale.

Adler ed Erickson considerano l’individuo quale soggetto UNICO, IRRIPETIBILE, INDIVISIBILE, immerso in un contesto psico – sociale dinamico, aperto al cambiamento.

Quest’ultimo concetto diviene basilare in ambito terapeutico; compito della diade terapeutica ( paziente e terapeuta ) non è solo la conoscenza del Sé, ma, attraverso la conoscenza stessa, l’evoluzione verso il cambiamento.

Il concetto olistico della individualità consente di approcciarsi al modo unico e personale di relazionarsi con il reale del paziente, divenendo terzo asse oltre a genetica ed ambiente per lo studio della personalità ( Neufeld ).

Da questa valutazione ritroviamo a cascata i nessi tra le due linee:

  • L’inconscio non come antitesi al conscio ma sede di potenzialità non note.

  • Soggettivismo esperienziale, Sé come sistema mentale interpretativo, auto coerente, altamente personalizzato poiché si avvale di specifiche modalità conoscitive ( creative ) derivanti da una prospettiva che il soggetto stesso ha concepito, che ha lo scopo di ORIENTARE PENSIERO ED AZIONE VERSO UNA CAUSA FINALE personale, dando senso al movimento psichico.

  • Tale causa finale è la crescita evolutiva, adlerianamente l’aspirazione alla superiorità.

 

Nella teoria della tecnica grande è allora il valore dell’empatia, elemento indispensabile per il terapeuta, potenzialità innata dell’essere umano che deve essere affinata essendo ATTITUDINE EDUCABILE.

Incredibilmente i due Autori anticiparono empiricamente le attuali conferme neurofisiologiche ( mirror neurons ).

  • Adler e M. Erickson sono perciò inquadrabili in autori di teorie purposivistiche

o finalistiche che interpretano il comportamento umano come dinamicamente teso verso una meta.

Il valore dell’autostima, il valore posto al funzionamento soggettivo, autoreferenziale e creativo ci conducono ad un concetto unico del terapeuta: guida che deve imparare ad insegnare ed intuire, la cui capacità empatica è essenziale, poiché modificare i modelli del paziente richiede al terapeuta la capacità di modificarli dentro di sé.

Così la terapia diviene possibile nell’ambito di un continuo dinamismo che permette di riconoscere come anche la diagnosi sia mutabile all’interno del percorso terapeutico, utilizzando la resistenza al cambiamento quale lavoro del paziente.

La terapia è quindi nuova esperienza di relazione con un individuo ( il terapeuta ) altro rispetto ai vissuti precedenti.

Nasce la diade terapeutica in cui il dialogo empatico è strumento di indagine.

Nasce la possibilità di diffondere tali contenuti e modalità relazionali nel sociale il più ampiamente inteso.

E’ la meta che i Fondatori di APIC si sono dati.